IL PARCO FLUVIALE

DI

SAN DONA’ DEL PIAVE

Dott. Francesco TOCCO - Padova (tocco@tin.it)

Arch. Gennaro MEMMOLI - Marghera Venezia (memmoli@tin.it)

ANALISI DELLE EMERGENZE AMBIENTALI.

Si è rivelato necessario affrontare le seguenti fasi di ricerca:

- Ricognizione del territorio su cui insiste l'area in esame, svolgendo approfondite analisi di campagna, nella valutazione delle priorità per la corretta individuazione delle linee progettuali di realizzazione;

- Inquadramento bio-ecologico e stazionale (studio dei fattori biotici, abiotici e merobiotici);

- Analisi del suolo (substrato pedologico) nei relativi parametri principali fisici/chimici/ biologici;

- Configurazione dell'area a verde come "Parco Naturale Urbano" con preminenti funzioni naturalistiche, depurative, ricreative, estetico-paesaggistiche, didattiche ed educative.

INQUADRAMENTO STORICO-BOTANICO.

foto01.JPG (42451 bytes) La pianura padana veneta, che ora si presenta come una vasta distesa di campi intensamente coltivati, un tempo era un territorio ricco di formazioni boscose (TOMASELLII, 1973; LORENZONI, 1974) e per quanto di queste oggi se ne siano quasi perse le tracce, la stessa frequenza dei toponimi che si ispirano ad esse ci suggerisce quanto dovevano essere diffuse e come fossero tenute in gran conto.In particolare, nel nostro caso, sia per la facilità di reperimento di superfici coltivabili più redditizie, a miglior matrice pedologica strutturale e tessiturale per le lavorazioni ed i drenaggi, sia per la scarsa pressione antropica, tutti questi territori, e quindi la stessa superficie in analisi, vedevano la presenza di vaste formazioni boschive che ancora all’ inizio del secolo scorso occupavano senza soluzione di continuità, in condizioni ecologiche di grande stabilità.

Le massime manomissioni si sono verificate negli ultimi 80 anni, dapprima con il graduale abbattimento delle porzioni periferiche, in seguito, tra le due ultime guerre, queste superfici boscate subirono una ulteriore drastica riduzione per incrementare l'agricoltura, sempre più meccanizzata.

Risale al medesimo periodo anche il completo abbattimento di altri numerosi boschi dell'entroterra veneziano (Chirignago, Dese, Gaggio, Asseggiano).

Prime segnalaziani floristiche di analoghi ambienti boscati sono dovute a BEGUINOT (1913).

Questo Autore, anche attraverso vari confronti, vi rilevava una notevole componente “igrofila” , che trovava conferma anche da un'annotazione, risalente ad un centinaio di anni prima, in cui si segnalava la presenza di 117 campi paludosi dovuti alla poca cura dell ottimo mantenimento dei fiumi che spandendo le acque, li resero di tal natura” .

Lo stesso studioso, una trentina di anni più tardi (1941), facendo riferimento ai boschi di Chirignago e Carpenedo, completamente abbattuti pochi anni prima per bonificarne i terreni, accenna alla presenza di una as-sociazione a Quercus peduncolata (oggi più' diffusamente nota come Quercus robur), la Farnia, da considerare come avanzo dell'antica cintura boscosa perifluviale dell'entroterra padano veneto.

In seguito, un altro insigne botanico, PIGNATTI (1953), facendo esplicito riferi-mento agli stessi ambienti descritti da BEGUINOT (1941) ipotizza come formazione forestale planiziale il Querceto -Carpinetum boreoitalicum, associazione forestale mista con la presenza - nel piano dominante - di Farnia (Quercus robur,) Carpino bianco (Carpinus betulus), e, nelle depressioni permanentemente umide, Ontano comune (Alnus glutinosa).

Tale fisionomia vegetazionale in parte sinonimizza l'associazione a Quercus peduncolata,, già rilevata dallo stesso BEGUINOT.

Concordano inoltre con questa ipotesi, anche se le loro osservazioni si riferiscono soprattutto al basso Friuli, anche gli studi di altri autori (LAUSI, 1967; POLDINI, 1977; GIULINI, 1985).

ANALISI STAZIONALE:

ACQUA, SUOLO E SOPRASUOLO.

Le analisi si sono svolte nel periodo trimestrale compreso tra i mesi di Aprile, e Giugno 1996, e risultano tesi all'individuazione dei principali parametri bioecologico-stazionali relativi agli aspetti biologici, botanici, geopedologici, agronomici e forestali, per poter stabilire in modo qualitativo le condizioni generali dell'area in esame, anche al fine di dettare le indicazioni di una corretta gestione colturale e manutentiva di tutte le potenzialità dell'ambiente considerato.

Sono state prese in considerazione alcune zone di rilevamento, dislocate in diversi settori di esposizione e, in ciascuna di esse, si sono eseguiti i sondaggi e i relativi campionamenti del terreno e della vegetazione attualmente presente nella superficie del territorio in esame.

Accurati studi bibliografici, rilievi di campagna prima, di laboratorio poi, analisi biologiche, sulla struttura e tessitura del substrato pedologico, analisi chimiche di tut-ti i campioni raccolti, hanno consentito di stilare il presente rapporto.

Sintesi climatica.

Per i parametri più significativi quali la temperatura dell aria e le precipitazioni atmosferiche, sono state calcolate le medie mensili ed annuali con i dati giornalieri rilevati e pubblicati a cura del Servizio Idrografico del Ministero dei LL. PP.

Di seguito si riporta la nostra sintesi delle indagini effettuate.

La classificazione forestale di PAVARI attribuisce alla località in oggetto la fascia fitoclimatica del“Castanetum - sottozona calda”,

dato che in essa la temperatura media annua (11,2 °C registrati) e compresa fra 10 - 15 °C, ed in cui la temperatura del mese piu freddo (1, 4°C) è superiore a 0°.

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Il pluviofattore di LANG, il rapporto fra P/T, dove P e la precipitazione media annua espressa in mm di pioggia e dove T è la temperatura media annua in gradi centigradi, risulta, per la zona considerata, pari a 60,5.

Il regime pluviometrico medio annuo si quantifica in 767,6 mm, con n° 64 giorni di piovosità.

Il regime udometrico della stessa località è caratterizzato da due massimi, uno primaverile (relativamente minore) ed uno subequinoziale con la tendenza a concentrarsi nel periodo autunnale e, in misura inferiore, in primavera-estate.

Stato di fatto dell’acqua del Piave.

Premesso che il fiume Piave rappresenta un elemento fondamentale nell’equilibrio del territorio in esame e costituisce un bene di rilevante importanza per tutta la comunità sandonatese, allo stato attuale delle conoscenze; importanti autori e ricercatori in campo biologico ritengono che la definizione di qualità di un ambiente vivo, come è un fiume, non debba essere più affidata esclusivamente alla sola quantificazione dei parametri “abiotici” indispensabili per rilevare i livelli trofici e le cause delle alterazioni dei corsi d’acqua, con risposte generalmente limitate nella dimensione superfici/tempo, al solo momento del campionamento.

Non va inoltre dimenticato che il Decreto Legislativo n°130 del 25.01.1992 recepisce la metodologia di valutazione della qualità delle acque mediante lo studio delle popolazioni dei macroinvertebrati bentonici presenti nei fiumi che diviene perciò espressamente un parametro di legge e come tale deve essere considerato.

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E’ allora, proprio lo studio delle comunità biologiche , gli “indicatori” per eccellenza nella definizione comune, ci permette di aumentare il nostro livello di conoscenza sull’ ambiente fluviale del Piave, nel tratto di pertinenza del parco.

Gli indicatori biologici più utilizzati in assoluto appartengono al gruppo dei macroinvertebrati bentonici, che ha dato origine a diversi indici biologici (WOODWISS 1964, VERNAUX 1978, GHETTI 1986) basati sulle sintesi di una poderosa letteratura sull’ecologia e sui livelli di tolleranza trofica di molte specie di macroinvertebrati (HYNES 1960, 1970).

La reazione della comunità animale bentonica al variare del tasso di polluzzione si può schematicamente riassumere in tre fasi: la prima consiste nel decremento delle abbondanze relative delle specie più sensibili all’inquinamento, la seconda è caratterizzata da una diminuzione del numero delle specie totali presenti, la terza si contraddistingue per un aumento considerevole delle abbondanze relative delle specie più tolleranti nei confronti dell’inquinamento.

Per questo nostro studio, si fa riferimento alla metodica adottata in campo nazionale: Extended Biotic Index (WOODWISS, 1978), modificato da GHETTI e BONAZZI (1981) prima e da GHETTI (1986) che ha permesso di dare tra l’altro per la prima volta una precisa fisionomia dello stato di salute di buona parte dei corsi d’acqua italiani (CISBA, 1988).

Questo sistema di indagine e monitoraggio, conosciuto sin dall’inizio del secolo ma mai ampiamente utilizzato, rappresenta una metodologia dunque di assoluta innovazione nel campo dell’idrobiologia applicata, ed è stato da noi seguito per stabilire lo stato di salute del-l’ambiente fluviale locale.

Mediante l’utilizzo di un campionatore a rete (21 fili/cm) che consente una elevata efficacia di cattura si sono raccolti i macroinvertebrati, separandoli sul campo e quindi analizzati in laboratorio, con l’ausilio di un microscopio ottico per le necessarie verifiche sistematiche.

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Il giudizio di qualità finale è stato poi espresso in modo sintetico sulla base dell’iterpolazione dei valori numerici di abbondanza in taxa rinvenuti nella stazione e della presenza/assenza di altri taxa definiti dal metodo.

COMMENTO AI RISULTATI.

Il tratto del Piave che abbiamo considerato è di estrema bellezza dal punto di vista paesaggistico, ma purtroppo a tale bellezza non fa riscontro una altrettanto soddisfacen-te qualità dell’acqua.

Nonostante la grande portata idrica, questa parte del fiume presenta una condizione di “stress” che tende ad essere più marcata soprattutto nel periodo estivo, quando appare evidente la palese eutrofia del corso d’acqua non solo dal basso valore di E.B.I. rilevato (6/7) ma anche dalla elevata proliferazione algale.

I valori riscontrati di E.B.I. sono tali da classificare questo tratto del Piave quasi costantemente fra gli ambienti che si presentano in condizioni di marcata sofferenza, che testimoniano il notevole carico di polluenti immesso in questo fiume durante gli attraversamenti del territorio a monte di San Donà, è verosimilmente per l’immissione di numerosi affluenti e canali di scolo, con notevole apporto di acque reflue di varia matrice, spesso di scarico illecito industriale ma anche, non ultimo in termini di inquinamento, derivanti dalle attività abitative, agricole (pesticidi, fertilizzanti azotati e fosfatici chimico-sintetici, ecc.) e zootecniche.

Si tratta comunque di una situazione che potrebbe essere ricondotta in termini di riequilibrio ecologico, considerate le potenzialità del fiume, in questo tratto, la naturalità dell’alveo meandriforme (già vista in precedenza), che favorisce la riossigenazione e l’autodepurazione, e soprattutto l’ambiente ripario, in grado di svolgere una efficace azione di recupero per l’ecosistema in esame.

Risulta quindi assolutamente indispensabile per l’Amministrazione di San Donà provvedere a tutto quanto possa assicurare il corretto utilizzo ecologico di quest’area perifluviale: il controllo - di concerto con tutti gli altri Comuni che si affacciano sul Piave - delle autorizzazioni per l’utilizzo corretto in agricoltura dei fanghi e dei liquami zootecnici, l’individuazione dei siti idonei per tale attività, la costante verifica della funzionalità dei depuratori pubblici delle acque reflue.

Infine: la salvaguardia e la rinaturalizzazione dell’area golenale e di ripa, sia in campo zoologico che vegetazionale, compatibilmente con le esigenze della fruizione razionale di un grande Parco Urbano per la popolazione di San Donà del Piave.

Citta' di San Dona' di Piave


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